Fotografare il fiume. La norma UNI 11621-8 e l’illusione di cristallizzare le professioni dell’AI

Il 30 aprile è stata pubblicata la norma UNI 11621-8:2026: l’Italia è il primo Paese in Europa a definire dodici profili professionali per l’intelligenza artificiale.

È un risultato istituzionale serio, e chi ci ha lavorato merita rispetto.

Eppure, leggendo quei dodici profili, mi è tornata in mente l’immagine di un entomologo che ogni mattina si sveglia e scopre che le farfalle classificate il giorno prima sono già diverse. Non perché abbia sbagliato la descrizione: sono le farfalle a cambiare più velocemente di quanto lui riesca a descriverle.

Alcuni profili reggeranno. Il Chief AI Officer governa una strategia, l’AI Security Specialist presidia un perimetro di rischio: sono posizioni nell’organizzazione, non tecniche operative. Sopravvivrebbero a qualsiasi cambio di tecnologia.

Altri sono già figli di un’epoca chiusa. L’AI Prompt Engineer nel 2023 era il mestiere del futuro, nel 2026 il mercato lo ha smesso di cercare. La norma lo codifica nel momento esatto in cui diventa archeologia.

Il problema però non è la norma. È l’attitudine culturale che la produce: il bisogno quasi ansioso di nominare e classificare l’AI il prima possibile, anche quando l’oggetto cambia più velocemente degli strumenti che usiamo per descriverlo.

Quello che servirebbe normare davvero è meno fotogenico ma molto più duraturo: chi decide quando un sistema AI è affidabile per contesti critici, come si distribuisce la responsabilità quando un agente autonomo sbaglia, cosa significa competenza quando lo strumento cambia più velocemente di chi lo usa.

Sono domande che non si risolvono con un job title.

Ne ho scritto in un saggio breve, in PDF qui sotto. Curioso di sapere cosa ne pensa chi lavora dentro le organizzazioni che oggi devono usare questa norma per fare formazione, selezione, certificazione.

Link al testo:

Fotografare il fiume